l’Open Source nella PA

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l’Open Source nella PA

Innov@zione PA e Studio Storti

copertina rivista Innov@zionePA luglio-agosto 2013

Innov@zionePA luglio-agosto 2013

Con questo numero diamo inizio alla rubrica riguardante l’Open Source nella PA, un tema sempre più sentito, spinto anche dalla revisione di spesa che la crisi comporta. Ne abbiamo affidato la cura alla collaborazionne dello Studio Storti, che inizia con il panorama tecnico normativo della materia.

Lo stato dell’arte

Il 2013 è un anno ricco di novità che suggellano un rapporto sempre più stretto tra il mondo dell’Open Source e quello della Pubblica Amministrazione. Ci sono elementi oggettivi che hanno reso sempre più interessanti le tecnologie Open Source nel settore: sicuramente, tra questi, c’è la maturità tecnologica che hanno raggiunto le soluzioni, tale non solo da non essere più una seconda scelta per gli enti, bensì spesso da rappresentare la leadership tecnologica nell’ambito di riferimento.
C’è, inoltre, l’importantissima questione del risparmio economico e della razionalizzazione della spesa, che, in questi anni, sta diventando il vero mantra per gli ICT manager di ogni Amministrazione.
Non ultima, la nuova presa di coscienza della funzione sociale e strategica della spesa pubblica per il mercato nazionale induce gli amministratori pubblici a sentirsi, oggi, più responsabili nell’investire gli esigui budget in servizi, erogati da aziende nazionali, favorendo in questo modo il mercato, le assunzioni di giovani e la crescita “dell’ecosistema”.
Si generano così un volano con un ritorno a più livelli, evitando di spendere denaro pubblico in licenze che, in realtà, trasferiscono ricchezza verso altri paesi, drenando risorse al Sistema Italia; nonché la necessità, sempre più chiara, di avere pieno possesso e controllo dei propri dati, senza essere vincolati a formati proprietari o essere soggetti al vendor lock-in.

La normativa a supporto

A supporto della scelta, in questi anni, abbiamo visto un’azione del legislatore che, sempre più, ha chiarito come la strada dell’Open Source sia la scelta obbligata per la PA.
Quest’anno sono state attivate una serie d’interessantissime novità al riguardo: la modifica del CAD ha messo le basi al concetto di “Open by default”, ossia all’obbligatorietà di preferire soluzioni Open Source a soluzioni commerciali, come indicato dall’Articolo 68, comma1; così come l’obbligo di scegliere soluzioni che consentano di lavorare con Formati aperti, come indicato dall’Articolo 68, comma3. Recentissima è poi la novità introdotta dall’emendamento del Senato al Decreto del Fare, che sancisce la necessità di acquisire prioritariamente prodotti Open Source (quindi privi di oneri di licenza) rispetto ai prodotti commerciali, come indicato dall’Art. 13-bis del decreto al comma 2, che specifica: “Qualora vi siano prodotti Open Source che non comportino oneri di spesa, il ricorso ai medesimi prodotti deve essere ritenuto prioritario”.
Questa nuova disposizione normativa non va a sovrapporsi o a limitare in alcun modo le disposizioni del CAD, dato che si riferisce al solo caso di prodotto senza onere di spesa, ma è da intendersi come un rafforzativo del concetto più ampio già espresso nel 68, comma1, del CAD stesso.
A questo punto, abbiamo un’offerta di prodotti eccellente, un sicuro risparmio economico, un driver di crescita per il mercato interno e un impianto normativo a supporto della scelta degli ICT manager, che, oggi, non devono più fare battaglie per adottare soluzioni Open Source, assumendosene tutta la responsabilità, bensì possono scegliere tali soluzioni come default ed eventualmente, solo dove la valutazione tecnico- economica ne evidenzi la convenienza, prendere in proprio la responsabilità della scelta di una soluzione commerciale.

Paolo Storti – @PaoloStorti

InnovazionePA 7-8 2013 [file PDF dell’articolo]

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